"Stiamo ponendo le fondamenta per il rilancio di Bpm che sarà possibile solo grazie all’impegno di tutti voi; dovremo affrontare dei sacrifici perché non è possibile realizzare un serio cambiamento senza fatica o difficoltà". È questo il passaggio chiave della lettera (via email), di cui F&M è entrata in possesso, che il 5 aprile il presidente del consiglio di gestione Andrea Bonomi e il consigliere delegato Piero Montani hanno inviato all’indirizzo dei dipendenti di Piazza Meda per fare il punto sui numeri di bilancio del 2011 e sulle prospettive. Con la parola "sacrifici", secondo alcune interpretazioni, si farebbe riferimento ai tagli del personale che la Popolare di Milano potrebbe annunciare a ridosso del nuovo piano industriale atteso entro l’estate (la banca spera di averlo pronto già a giugno). Fonti finanziarie spiegano che, non essendo ancora stato presentato il business plan, è prematuro prodursi in qualsiasi cifra sulle possibili uscite, ma nei giorni scorsi le stime circolate variavano da 600 a 1.500 unità (oltre 8mila gli attuali dipendenti). A prescindere dai numeri, sembra tuttavia abbastanza scontato che i tagli del personale ci saranno. Al lavoro sul dossier, si è messo proprio in questi giorni Giovanni Rossi, appena nominato numero uno delle risorse umane. Interpellato da F&M, il segretario generale della Uilca, Massimo Masi - che si era schierato al fianco di Andrea Bonomi nella battaglia per il controllo di Bpm che l’autunno scorso lo aveva contrapposto al numero uno di Sator, Matteo Arpe - rifiuta categoricamente di ragionare sulle cifre circolate. "Tagli tra le 600 e le 1.500 unità - spiega Masi - sarebbero fuori da ogni logica. In questo momento non c’è nulla di concreto, ma se si dovessero fare, andranno fatti, come accaduto per le altre grandi banche italiane, partendo dai dipendenti di età pensionabile". Oggi, intanto, dopo che già si è espresso a favore quello di gestione, anche il consiglio di sorveglianza di Bpm si riunirà per dare il via libera ai numeri di bilancio del 2011. Bonomi, salito alla presidenza del cdg lo scorso ottobre, subito dopo il passaggio - sollecitato da Bankitalia - alla governance duale, ha imposto una massiccia pulizia di bilancio (in scia a quanto fatto da molte altre banche). Nel dettaglio, Bpm ha alzato il velo su perdite nette di 614 milioni, con una svalutazione degli avviamenti pari a 336 milioni. Oggi i numeri dovranno essere approvati anche dal cds, prima di essere sottoposti, il 28 aprile, all’assemblea dei soci. Si eslcudono particolari colpi di scena nella seduta odierna, ma fonti finanziarie continuano a raccontare di una certa tensione tra il cdg e il cds. Se qualcuno getta acqua sul fuoco spiegando che il duale rappresenta "una macchina nuova che va oliata", qualcun altro indica che le tensioni sarebbero sia tra cds e cdg, con il primo organo che non digerisce di non avere voce in capitolo sulle principali decisioni della banca, sia all’interno dello stesso consiglio di sorveglianza, con le diverse anime sindacali in ordine sparso nei rapporti con Bonomi. "Il problema del duale in Bpm - spiega Masi - è che è diverso a quello delle altre banche come Intesa e Ubi e non attribuisce compiti ben precisi ai due board. In questo senso, dunque, andrebbe modificato". Intanto, ieri, dagli aggiornamenti Consob sulle partecipazioni rilevanti, è emersa la quota di Investindustrial (Bonomi) dopo la conversione del bond emesso nel 2009: 8,6 per cento.
















